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Giovanni Favero
Il “caso di Bassano” in prospettiva storica
indice
tabelle
Note
Introduzione
Una storia locale, tra eccezione e normalitĂ 
1 Sullo sviluppo manifatturiero e commerciale di Bassano in etĂ  moderna, vedi F. Vianello, Seta fine e panni grossi: manifatture e commerci nel Vicentino, 1570-1700, Franco Angeli, Milano 2004, passim; cfr. Idem, Rural Manufactures and Patterns of Economic Specialization: Cases from the Venetian Mainland, in P. Lanaro (a cura di), At the Centre of the Old World: Trade and Manufacturing in Venice and the Venetian Mainland, Centre for Renaissance and Reformation Studies, Toronto 2006, pp. 343-365.\n
2 G. Chittolini, “Quasi-città”: borghi e territori in area lombarda nel tardo medioevo, «Società e storia», XIII (1990), n. 47, pp. 3-26; per una recente ricerca comparativa vedi E. Svalduz (a cura di), L’ambizione di essere città: piccoli, grandi centri nell’Italia rinascimentale, Venezia, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, 2004.\n
3 Per una analisi dello sviluppo economico regionale, vedi G. Roverato, La terza regione industriale, in S. Lanaro (a cura di), Storia d’Italia. Le regioni dall’unità a oggi. Il Veneto, Einaudi, Torino 1984, pp. 163-230; Idem, L’industria nel Veneto: storia economica di un “caso” regionale, Esedra, Padova 1996.\n
4 Lo studio dedicato a Bassano è quello di A. Bagnasco, C. Trigilia (a cura di), Società e politica nelle aree di piccola impresa: il caso di Bassano, Arsenale, Venezia 1984. Le caratteristiche peculiari dello sviluppo delle aree periferiche erano state segnalate già in A. Bagnasco, Tre Italie: la problematica territoriale dello sviluppo italiano, Il Mulino, Bologna 1977. Il riferimento teorico alle “economie di scala collettive” di Alfred Marshall fu proposto da G. Becattini, Marshall: antologia degli scritti economici, Il Mulino, Bologna 1981: per una sintesi dell’evoluzione teorica di questo approccio e degli studi a esso ispirati (dapprima in Toscana, poi nel Veneto, nelle Marche e in tutta quella che fu appunto definita la “Terza Italia”) vedi Idem (a cura di), Mercato e forze locali: il distretto industriale, Il Mulino, Bologna 1987.\n
5 Sulla presenza in area veneta di tradizioni manifatturiere di lungo periodo e per una ripresa del dibattito sulla questione, vedi tutto il volume sopra citato a cura di Lanaro, At the Centre of the Old World. Per una analisi comparativa che collega esplicitamente la presenza della grande impresa alla diffusione di competenze professionali indispensabili alla crescita “distrettuale” vedi G. Tattara (a cura di), Il piccolo che nasce dal grande: le molteplici facce dei distretti industriali veneti, Franco Angeli, Milano 2001. Sul ruolo dei conflitti sociali anche aspri che caratterizzarono l’“autunno caldo” anche nelle aree di piccola impresa è in corso uno studio collettivo cui sarà dedicato un volume della rivista «Venetica» in uscita a fine 2010. Per alcune considerazioni preliminari in materia, riferite al caso bassanese, vedi G. Favero, Una “fabbrica breve”: la Smalteria Metallurgica Veneta di Bassano del Grappa (1925-1975), «Annali di storia dell’impresa», XIV (2003), pp. 295-316.\n
Alcune domande
6 Berti, Storia di Bassano.\n
7 G. Favero, Amministrare lo sviluppo: Bassano del Grappa, 1945-1980, Comitato per la storia di Bassano, Bassano del Grappa 2007.\n
8 Vedi in particolare S. Berton, G. Favero, R. Milani, D. Vidale, Lo smalto e la ruggine: domande, documenti e testimonianze sulle Smalterie di Bassano, Archeometra, Castelfranco 2002.\n
9 Vedi in particolare A.C. Strappazzon, La popolazione di Bassano del Grappa nel periodo 1871-1971, tesi di laurea, UniversitĂ  di Padova, FacoltĂ  di Lettere e filosofia, a.a. 1979-1980, rel. A. Ventura.\n
10 L. Vaccari, Dall’organicismo alla città regione: Bassano del Grappa, 1945-1972, tesi di laurea, Istituto Universitario di Architettura Venezia, a.a. 1997/1998, rel. P. Di Biagi.\n
Una grande fabbrica in una piccola cittĂ 
11 G. Berti, Storia di Bassano, Il Poligrafo, Padova 1993.\n
12 Nel mandamento di Bassano, su una popolazione che il censimento del 1911 aveva quantificato in 64.000 presenti (cui si aggiungevano 5.300 assenti temporanei), vi furono 5.140 rimpatri anticipati: di questi, 3.630 risultavano ancora disoccupati nei primi mesi del 1915. G. Favero, Interventismo statistico: i rimpatri per causa di guerra tra agosto 1914 e maggio 1915, in A. Menzione (a cura di), Specchio della popolazione: la percezione dei fatti e problemi demografici nel passato, Forum, Udine 2003, pp. 137-146.\n
13 Berti, Storia di Bassano; vedi anche G. Favero, M. Mondini, Bassano 1915-1918: istituzioni, societĂ  e consumi, Editrice Artistica Bassano, Bassano del Grappa 1999.\n
14 G. Favero, Una “fabbrica breve”, pp. 295-300.\n
15 Vedi i dati dei libri matricola della Smv, raccolti ed elaborati da R. Milani, Gli operai delle Smalterie: i libri matricola della Smalteria e Metallurgica Veneta di Bassano del Grappa (1925-1975), tesi di laurea, Università Ca’ Foscari di Venezia, Facoltà di Economia, a.a. 2000-2001: sui 3.874 dipendenti assunti nel periodo che va dalla fondazione dell’azienda alla Liberazione, il 47% era nato a Bassano (1.822 persone), il 34% in provincia di Vicenza (1.298) e l’11% in altre provincie del Veneto (431), oltre a un 3% di nati nel resto d’Italia (125) e un 4% di nati all’estero (169); per l’1% degli assunti (29 persone) non è noto il luogo di nascita. Sebbene il luogo di nascita dei dipendenti costituisca in qualche modo un indicatore spurio dell’effetto esercitato sull’immigrazione dalla presenza della Smv, dal momento che non tiene conto del pendolarismo e dell’effetto di trasferimenti legati a motivazioni diverse da quelle professionali, i dati sulle assunzioni mostrano una forte correlazione con il saldo migratorio nettamente positivo che caratterizza la popolazione dei comuni di Bassano e di Cassola nel periodo 1925-1945.\n
Dalla ricostruzione al miracolo economico
16 Nel 1936 il censimento della popolazione aveva contato 21.750 residenti a Bassano. Alla fine del 1945 la stima basata sui movimenti del registro della popolazione ne dava 25.671, cifra salita a 27.843 nel 1951. Il censimento di quell’anno mise tuttavia in evidenza un alto numero di mancate cancellazioni di persone emigrate in altri comuni o all’estero, fenomeno peraltro piuttosto comune, ridimensionando il numero dei residenti a 26.454 persone; vedi Strappazzon, La popolazione di Bassano del Grappa nel periodo 1871-1971, Appendice, Tabella 3.\n
17 Gli attivi in agricoltura erano 2.970 (29,5% della popolazione attiva) nel 1936 e 2.216 (19,5%) nel 1951; gli attivi nell’industria erano passati da 4.000 (39,7%, ma la cifra tonda è indice di approssimazione) a 4.645 (40,8%); quelli nel commercio e servizi da 3.102 (30,8%) a 3.221 (28,3%): Strappazzon, La popolazione di Bassano del Grappa nel periodo 1871-1971, Appendice, Tabelle 12-13.\n
18 La cifra dei disoccupati fornita dal censimento della popolazione corrisponde al numero di persone che dichiarano di essere in cerca di occupazione. Questo numero differisce da quella che è la definizione formale di disoccupato di norma utilizzata nelle rilevazioni periodiche, vale a dire “iscritto alle liste del collocamento”: ragioni culturali e sociali possono infatti portare i censiti a dichiarare di preferenza sulla scheda la professione che di norma esercitano. Problemi simili emergono nella misura della popolazione attiva, che formalmente dovrebbe corrispondere alla somma dei disoccupati e degli occupati regolari. D’altro canto, una misura della disoccupazione fondata sui dati forniti dagli uffici di collocamento confrontati con la popolazione attiva così definita non tiene conto sia degli occupati irregolari sia di coloro che non si iscrivono al collocamento perché “scoraggiati”, come ampiamente sottolineato dal dibattito economico degli anni Settanta: vedi P. Leon, M. Marocchi (a cura di), Sviluppo economico italiano e forza-lavoro, Marsilio, Venezia 1973; per una recente ricostruzione storica di lungo periodo attenta all’analisi critica delle fonti statistiche cfr.S. Musso, Le regole e l’elusione: il governo del mercato del lavoro nell’industrializzazione italiana (1888-2003), Rosemberg & Sellier, Torino 2004.\n
19 La Prefettura aveva imposto l’istituzione di Commissioni per l’epurazione economica delle industrie e aziende commerciali, onde favorire l’assunzione di reduci di guerra a fronte del «licenziamento del personale femminile e del personale abbiente», nella dovuta percentuale: circolare prefettizia del 17 aprile 1946, n. 8791, citata in Archivio storico del comune di Bassano (Ascb), Atti del Municipio di Bassano, 1946, I. Amministrazione, fasc. 1.\n
20 Le percentuali degli addetti all’industria attivi in ogni settore sono ricavate da Bagnasco-Trigilia, Società e politica nelle aree di piccola impresa, p. 104, tabella 3.7.\n
21 Tra le aziende meccaniche nate a Bassano e nel circondario nella prima metà degli anni Cinquanta da tecnici e operai formatisi all’interno della Smv si ricordano nel 1950 la Faacme (mobili metallici e corpi scaldanti) e nel 1955 la Samet (lavelli inox e forni per cucine, con sede a Romano d’Ezzelino) di Aurelio Agnesina, nel 1951 la Alpes (lavelli inox) di Domenico Moretto, nel 1952 la fabbrica di macchine utensili di Walter Pedrazzoli e nel 1955 la Lametal (caldaie e scaldaacqua, con sede a Valstagna): vedi S. Berton, Il peso delle Smalterie all’interno della realtà industriale bassanese, in Berton-Favero-Milani-Vidale, Lo smalto e la ruggine, p. 54. In destra Brenta, nei pressi della località Al Dindo, sorsero così a metà degli anni Cinquanta due grandi stabilimenti, la fabbrica di cucine di Elio Baggio (Elba) e l’industria di trafilatura e fonderia di Gianni Gasparotto (Metalba); nuove aziende tessili e conciarie furono fondate nello stesso periodo, mentre la nascita di alcune piccole industrie contribuiva alla vitalità economica della frazione di Campese e della zona di San Lazzaro e di Quartiere Prè: «Il Nuovo Prealpe», 15 marzo 1956, pp. 1, 3; ivi, 27 maggio 1956, p. 3.\r\n
22 Vedi G. Fauro, Le nostre industrie, «Il Nuovo Prealpe», 14 ottobre 1956, p. 1: si tratta dell’estratto da una delle relazioni presentate al primo Convegno economico mandamentale, tenutosi l’8 ottobre 1956 a Bassano.\n
23 Sulla lunga vertenza sindacale legata alla crisi della “Wilier Triestina” vedi Berti, Storia di Bassano, p. 190; «Il Nuovo Prealpe», 23 aprile 1949, p. 3.\n
24 O. Zatta, Credito, «Il Nuovo Prealpe», 21 ottobre 1956, p. 2.\n
25 Per i dati sulla disoccupazione relativi al 1956 e al 1960, ricavati direttamente dalle liste del collocamento, vedi rispettivamente la relazione al Convegno economico mandamentale di P. Mazzocchin, Lavoro e disoccupazione, «Il Nuovo Prealpe», 21 ottobre 1956, p. 2; e Sezione della Democrazia cristiana di Bassano del Grappa, Bassano del Grappa: quattro anni di amministrazione democratica (1956-1960), Tipografia R. Silvestrini, Bassano 1960, p. [14]; ivi, p. [13] per le citazioni.\n
26 Gli addetti all’industria passarono da 4.777 nel 1951 a 7.331 nel 1961, mentre il numero delle unità locali (stabilimenti o laboratori) passava da 419 a 429: la dimensione media delle unità locali cresceva di conseguenza da 11,4 a 17,1 addetti. La differenza tra il numero degli addetti rilevati dal censimento industriale nel 1951 (4.777) e quello degli attivi rilevato dal censimento della popolazione nello stesso anno (4.645) dipende dal fatto che il primo tiene conto del numero di lavoratori impiegati nelle aziende situate nel territorio di Bassano (che potevano anche risiedere in altri comuni), mentre il secondo si riferisce al numero di residenti a Bassano che lavoravano nell’industria (anche fuori dal comune): la differenza positiva tra addetti e attivi segnala che la città attirava nel 1951 un numero di pendolari dai comuni del circondario superiore di più di un centinaio rispetto a quello di coloro che quotidianamente si recavano fuori città per lavorare, fenomeno accentuatosi fortemente nel corso degli anni Cinquanta: nel 1961 il numero dei residenti attivi nell’industria era infatti di 6.602 (53,8% della popolazione attiva), con un saldo netto di pendolari in entrata superiore al migliaio. Vedi i dati elaborati da Strappazzon, La popolazione di Bassano del Grappa nel periodo 1871-1971, Appendice, Tabelle 12-13; Bagnasco-Trigilia, Società e politica nelle aree di piccola impresa, p. 104, tabella 3.7.\n
27 Gli attivi in agricoltura tra 1951 e 1961 risultavano dimezzati, passando da 2.216 (19,5% della popolazione attiva) a 1.111 (9,1%): Strappazzon, La popolazione di Bassano del Grappa nel periodo 1871-1971, Appendice, Tabelle 12-13. Un punto particolarmente dolente era costituito dalla tabacchicoltura, la cui crisi minacciava di togliere agli abitanti della Valsugana quella che era stata per lungo tempo la loro principale fonte di reddito, provocandone l’esodo verso il fondovalle: L. Stecchini, Relazione sull’agricoltura, «Il Nuovo Prealpe», 28 ottobre 1956, p. 2.\n
28 La popolazione residente passava dai 26.454 abitanti del 1951 ai 28.370 del 1956 (secondo le stime dell’anagrafe), per toccare i 30.497 nel 1961: Strappazzon, La popolazione di Bassano del Grappa nel periodo 1871-1971, Appendice, Tabelle 5, 21 e 24.\n
La pianificazione mancata
29 Il convegno si tenne presso la sede dell’Unione mandamentale dei commercianti e degli esercenti e le relazioni furono pubblicate da «Il Nuovo Prealpe» il 14, 21 e 28 ottobre e il 4, 11 e 18 novembre 1956.\n
30 Si veda la relazione del sindaco Quirino Borin relativa all’amministrazione 1951-1956, ampiamente riassunta nelle pagine del settimanale «Il Nuovo Prealpe», 27 maggio 1956, pp. 1-3; nonché Sezione della Democrazia Cristiana di Bassano del Grappa (DCB), Bassano del Grappa: quattro anni di amministrazione democratica (1956-1960), Bassano, Tipografia R. Silvestrini 1960.\n
31 l consiglio comunale del 24 novembre 1955 approvò lo stanziamento di un contributo di sette milioni in favore di Moto Parilla, con l’esplicito obiettivo di favorire l’acquisto e il mantenimento in attività della “Wilier Triestina”; «Il Nuovo Prealpe», 1 dicembre 1955, p. 1.\n
32 I dati relativi all’attività edilizia pubblica e privata nel 1955 furono resi pubblici in R. Borin, Bassano che cresce, «Il Nuovo Prealpe», 16 febbraio 1956, p. 1; sono riportati anche in Berti, Storia di Bassano, p. 194.\n
33 Fauro, Le nostre industrie, p. 1.\n
34 Nel periodo che va dal 1946 al 1980 le percentuali di voto ottenute dalla Democrazia Cristiana alle elezioni comunali oscillano tra il 55% e il 65%.\n
35 DCB, Bassano del Grappa: quattro anni di amministrazione democratica (1956-1960), p. [36].\n
36 Per una dettagliata analisi del dibattito sul piano regolatore, vedi Vaccari, Dall’organicismo alla città regione.\n
37 Comune di Bassano del Grappa, Rassegna di un biennio di attivitĂ  (anni 1961-62), numero unico a cura della Civica Amministrazione, [1], Bassano, Arti Grafiche Bassanesi 1962, p. 28. Il decreto ministeriale n. 1712 del 25 luglio 1960, comprendente per errore nel piano intercomunale i comuni di Bassano, Cassola, Romano e Solagna fu modificato solamente con analogo decreto n. 2621 del 28 agosto 1963.\n
38 Il Comune di Romano d’Ezzelino temeva di aderire al piano intercomunale per il rischio di perdere il riconoscimento di area depressa che consentiva di accedere ai benefici per i nuovi insediamenti industriali previsti dalla legge n. 635 del 29 luglio 1957, in corso di revisione. Vedi Vaccari, Dall’organicismo alla città regione, pp. 183-190.\n
Dentro la grande impresa: il declino della Smv
39 La Smv aveva toccato proprio nel 1951 la quota massima di 1.731 addetti; nel 1958 questi erano scesi a 1.403. A partire da quell’anno, la ripresa delle assunzioni portò a una progressiva crescita del numero dei dipendenti, che dai 1.621 del 1961 sarebbero ancora saliti fino ai 1.709 del 1963. Vedi i dati ricavati dai libri matricola dell’azienda da Milani, Gli operai delle Smalterie.\n
40 Nel maggio 1964, la direzione della Smv annunciò il licenziamento di ventuno impiegati in seguito all’acquisto di un nuovo Centro meccanografico progettato dall’Ibm per la gestione dei tempi di produzione, e la necessità di tagliare anche una quarantina di posti tra gli operai del settore stoviglie, in concomitanza con la completa meccanizzazione del reparto. L’obiettivo venne in realtà raggiunto senza licenziamenti, attraverso il blocco completo delle assunzioni per due anni e la mobilità interna, grazie alle pressioni della Dc e dell’amministrazione comunale sul presidente dell’azienda e maggiore azionista, Karl Hermann Westen.\n
41 A partire dal 1968, la maggioranza delle quote azionarie dell’azienda venne gradualmente trasferita dai membri della famiglia nelle due società finanziarie con sede a Vaduz nel Liechtenstein, Intercont e Universa. Nel 1973 le due finanziarie cedettero un sesto delle azioni della Smv a una terza società, Intersa, destinata ufficialmente a raccogliere capitale per consentire diversificazioni. A quella data, la partecipazione azionaria direttamente detenuta dalla famiglia Westen corrispondeva soltanto all’8,1% del capitale sociale dell’azienda. Vedi A. Colussi, Il giallo degli azionisti di Vaduz domina il dissesto della “Smalteria” di Bassano, «Il Corriere della Sera», 8 gennaio 1976.\n
Tra congiuntura e nuovi fermenti imprenditoriali
42 La popolazione residente a Bassano passava dai 30.497 abitanti del 1961 ai 35.129 del 1971, ma quella dei “nuclei abitati” secondari (questa la definizione data dal censimento) scendeva da 2.008 a 1.333 persone e quella nelle “case sparse” da 4.438 a 3.455, mentre il centro principale arrivava, con 30.339 abitanti, a contenere l’86,4% degli abitanti: Berti, Storia di Bassano, pp. 197, 207.\n
43 I dati del censimento della popolazione del 1971 mostravano un forte calo degli attivi in agricoltura (che passavano da 1.111 a 456, cioè dal 9,1% al 3,6% della popolazione attiva), un incremento degli attivi nell’industria (da 6.602 nel 1961 a 6.867 nel 1971) in linea con quello della popolazione attiva, che cresceva sia pur di poco in termini assoluti ma la cui quota sul totale della popolazione diminuiva dal 40,2% al 36,4%. Crescevano invece gli attivi nel terziario (da 4.193 a 5.087), mentre il tasso di disoccupazione rimaneva stabile sul 3%. Strappazzon, La popolazione di Bassano del Grappa nel periodo 1871-1971, Appendice, Tabelle 12-13.\n
44 Come notava nel 1968 L. Pellizzari, La struttura socio-economica del Mandamento bassanese (relazione presentata alla «Tavola rotonda sulla economia della zona bassanese» il 9 giugno 1968: una copia ciclostilata è disponibile nel Museo Biblioteca Archivio di Bassano), p. 6, rilevando le alte percentuali di popolazione attiva dedita alle attività terziarie nei comuni del mandamento caratterizzati da maggiore presenza di disoccupati, come Cismon o Solagna.\n
45 La diminuzione del tasso di attività della popolazione fu un fenomeno che investì tutta l’economia italiana negli anni Sessanta, suscitando contrapposte interpretazioni. L’analisi dei dati proposta dall’Istat vi leggeva l’effetto dell’aumento del numero degli studenti, dei pensionati e delle casalinghe, legato all’innalzamento della vita media, all’estensione delle garanzie pensionistiche e dell’obbligo scolastico, nonché all’aumento dei salari reali: G. de Meo, Evoluzione e prospettive delle forze di lavoro in Italia, Roma, Istat 1970. Altri studiosi ritenevano invece che si trattasse di un sintomo evidente di “disoccupazione nascosta”, risultato della presenza di “lavoratori scoraggiati”: Leon-Marocchi, Sviluppo economico italiano e forza-lavoro.\n
46 Ascb, Atti del Municipio di Bassano, 1975, I. Amministrazione, fasc. 1: i dati furono raccolti per servire alla stesura della relazione del sindaco a chiusura del suo mandato amministrativo. Gli alunni delle elementari e delle medie erano nel complesso 2.852, contro 5.865 abitanti in età compresa fra i 5 e i 14 anni rilevati dal censimento del 1971 (Berti, Storia di Bassano, p. 209): la popolazione scolastica era quindi pari al 48,6% della popolazione teoricamente sottoposta all’obbligo scolastico.\n
47 Il numero degli addetti alle industrie metallurgiche e meccaniche bassanesi passava da 3.788 (51,7% degli addetti all’industria) a 3.077 (39,3%); crescevano invece gli addetti al tessile, abbigliamento e calzature (dal 18% con 1.322 addetti al 23% con 1.803), alla produzione di legno e mobilio (dal 5,5% al 7%) e a non meglio specificate “altre industrie” (dal 5,3% al 9,8%). Bassano continuava ad attirare un flusso netto di un migliaio di lavoratori dell’industria residenti nel territorio di altri Comuni, come attesta la differenza fra attivi (6.867, vedi sopra) e addetti all’industria (7.834). Per i dati sugli addetti, ricavati dal censimento industriale del 1971, vedi ancora Bagnasco-Trigilia, Società e politica nelle aree di piccola impresa, p. 104, tabella 3.7.\n
48 Roverato, L’industria nel Veneto, p. 272.\n
49 Il numero delle unitĂ  locali passava dalle 429 del 1961 alle 537 del 1971, con un calo della dimensione media da 17,1 a 14,6: ibidem.\n
Mancata regolamentazione e sviluppo “spontaneo”
50 Il comune di Bassano del Grappa non fu mai incluso tra le “aree depresse”, vista la forte connotazione industriale della sua struttura economica. Tra i comuni direttamente confinanti con il territorio di Bassano, soltanto quelli di Cassola, Marostica e Nove non rientravano tra quelli classificati come aree depresse dalla legge; vi rientravano invece Campolongo, Pove e Solagna a nord, lungo la Valsugana, nonché quelli di Romano d’Ezzelino a est e di Cartigliano e Rosà a sud.\n
51 In provincia di Vicenza le agevolazioni sui terreni furono la strategia adottata in prevalenza dalle amministrazioni comunali per attirare (e stimolare) iniziative di tipo industriale: vedi in proposito N. Olivieri, Le leggi di incentivazione alle piccole e medie imprese e lo sviluppo industriale del Veneto nel secondo dopoguerra, tesi di dottorato, Università di Pisa 1995, p. 237; G. Roverato, Dalla Marzotto alla nascita dell’area sistema, in Cisotto G. (a cura di), Storia della Valle dell’Agno, Comune di Valdagno, Valdagno 2001, p. 619; per un quadro regionale, vedi Roverato, L’industria nel Veneto, pp. 249-254.\n
52 G. Dematteis, Le trasformazioni territoriali e ambientali, in Storia dell’Italia repubblicana, vol. 2, La trasformazione dell’Italia: sviluppo e squilibri, tomo I, Einaudi, Torino 1995, pp. 668-669.\n
53 Il fenomeno è stato rapidamente segnalato da uno dei protagonisti di questo periodo, Pietro Fabris (sindaco di Bassano dal 1967 al 1975) in un’intervista concessa all’autore il 14 ottobre 2005 (citata in Favero, Amministrare lo sviluppo, p. 145), ma meriterebbe una indagine più approfondita: incrociando la documentazione conservata presso le Camere di commercio, i notai e il Catasto, laddove consultabile, sarà forse possibile ottenere informazioni più dettagliate sull’origine dei capitali e dei finanziamenti utilizzati dalle nuove imprese fondate nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta.\n
Programmazione economica e politica locale
54 Comune di Bassano del Grappa, Rassegna di sei anni di attivitĂ , 1964-1970, numero unico a cura della Civica Amministrazione, 4, Bassano, Tipografia Tassotti 1970, p. 9.\n
55 Particolarmente importante era ritenuto per lo sviluppo locale l’avvio dei lavori di costruzione della superstrada Valsugana per Trento, da tempo in corso di progettazione a cura dell’Anas, la cui realizzazione entrava tuttavia in competizione con quella dell’autostrada Valdastico, che avrebbe dovuto a sua volta collegare direttamente Vicenza con il capoluogo trentino.\n
56 N. De Marco, L’ombra della crisi, «Il Mille», maggio 1967, pp. 8-9.\n
57 Il sindaco Pietro Roversi, confermato nella carica dal consiglio comunale dopo le elezioni amministrative 1964 in seguito a un accordo tra le due correnti, si dimise nel novembre 1967 su invito del partito per potersi candidare alle elezioni politiche. Gli subentrava Pietro Fabris, esponente della corrente dorotea, grazie anche al sostegno della corrente sindacale, il cui peso all’interno della giunta ne usciva rafforzato. Roversi, inizialmente destinato al sicuro seggio senatoriale, si presentò alla Camera in seguito alla decisione di candidare al Senato Onorio Cengarle, noto esponente della Cisl, la cui presenza nelle liste della Camera avrebbe potuto minacciare il successo dei candidati dorotei. Nel gioco delle preferenze, Roversi venne infine battuto dal padovano Antonio Bisaglia. Per una ricostruzione dettagliata delle complicate vicende politiche di questa fase, vedi Favero, Amministrare lo sviluppo, pp. 165-184.\n
58 La valenza strategica dell’accordo tra la sinistra sindacale e il gruppo doroteo a lui vicino è stata segnalata da Pietro Fabris nel’intervista del 25 novembre 2006: Favero, Amministrare lo sviluppo, p. 183.\n
La crisi degli anni Settanta
59 Comune di Bassano del Grappa, Rassegna di cinque anni di attività, 1970-1975, numero unico a cura della Amministrazione Comunale, 5, Bassano, Tipografia Tassotti 1975, p. 29: l’amministrazione sottopose la domanda di variante al piano regolatore all’esame della giunta regionale, cui lo Stato aveva demandato con l’istituzione delle Regioni tutti i compiti di programmazione urbanistica. Per l’acquisto e i lavori di urbanizzazione di aree da destinare a insediamenti produttivi, lottizzazioni residenziali, edilizia popolare e servizi di varia natura l’amministrazione investì nel corso del quinquennio 1970-1975 quasi un miliardo di lire. Le nuove zone artigianali e industriali trovarono localizzazione nelle frazioni di Sant’Eusebio e di Campese, nonché alla convergenza dei due tronchi della ferrovia per Padova e per Venezia.\n
60 G.T., Martinelli, dal “Comune di Giovani” al Comune di Bassano, «Il Prealpe», luglio 1975, pp. 5-6.\n
61 Cinque anni dopo, un’indagine del ministero delle Finanze avrebbe rivelato che la SMV aveva avuto in realtà nel 1975 un utile di più di trecento milioni: vedi il libro bianco sull’evasione fiscale, pubblicato dal ministro delle Finanze Reviglio nel 1980 (S.O. Paolin, Il caso Smalteria Metallurgica Veneta: analisi di una vertenza, tesi di laurea, Università degli studi di Padova, Facoltà di Scienze Politiche, a.a. 1980-81, rel. S. Bologna, p. 131). Il falso in bilancio fu dunque usato dai Westen per uscire da una situazione giudicata insostenibile liquidando l’azienda, nella prospettiva di azzerare la situazione e riprendere poi l’attività ridimensionando i reparti.\n
62 Per una dettagliata ricostruzione della vertenza seguita alla messa in liquidazione della Smv, vedi Acli, Bassano, Smalteria M.V: 21-12-75/31-12-76, storia di una vertenza, Padova, Agenzia Redazionale Veneta 1978; Paolin, Il caso Smalteria Metallurgica Veneta, pp. 129-179.\n
63 La Faacme (Fabbrica italiana accessori metallici, in seguito Fabbrica apparecchi convettori metallici) era stata fondata come società a responsabilità limitata nel 1950 da Aurelio Agnesina, già dipendente della Smv, e produceva mobili metallici e corpi scaldanti, dapprima nella sede di vicolo Parolini, poi nel nuovo stabilimento di via Portile, nella zona industriale di Ca’ Baroncello, alla convergenza dei due tronconi della ferrovia. Dopo il fallimento dell’azienda, lo stabilimento fu messo all’asta e acquistato nel luglio 1979 dalla Progres SpA, che riavviò l’attività con una cinquantina di dipendenti, divenuti centocinquanta nel 1980. Nel 1955 lo stesso Agnesina aveva fondato la Samet di Romano d’Ezzelino, che produceva lavelli inox e forni per cucine. La Samet ridusse tra 1977 e 1978 il numero dei dipendenti da 450 a poco più di 200, usufruendo a più riprese della cassa integrazione, ma rimase di proprietà di Agnesina e soci. Vedi Paolin, Il caso Smalteria Metallurgica Veneta, p. 263.\r\n
64 Le citazioni sono ricavate dall’intervento pronunciato dal sindaco Martinelli in consiglio comunale nell’aprile 1978 con riferimento alla vicenda Faacme: Bassano del Grappa: rapporto e cronache, Padova, Antoniana 1980, pp. 12-13.\n
65 Sulle vicende dello stabilimento Smv di Bassano successive all’acquisizione da parte della Zanussi, vedi G. Favero (a cura di), Le Smalterie dopo le Smalterie. Brenta, Zanussi, Ocean, Baxi: l’azienda di Via Trozzetti dal 1977 al 2003, Bassano del Grappa, Operaomnia 2003.\n
66 Su 1.367 dipendenti licenziati dalla Smv nel dicembre 1975, 1.015 andarono in pensione come dipendenti delle aziende che ne rilevarono l’attività; 293 come dipendenti di altre aziende (di cui 40 dopo un’esperienza temporanea di lavoro autonomo); 59 come lavoratori autonomi. I dati qui esposti sono ricavati dall’elaborazione dei dati Inps 1975-1997 relativi alle aziende con sede legale nelle provincie di Vicenza e Treviso: S. Berton, G. Favero, I percorsi lavorativi degli ex dipendenti delle Smalterie dopo il 1975, in Berton-Favero-Milani-Vidale, Lo smalto e la ruggine, pp. 143-146; per una analisi dettagliata del database vedi S. Santin, I percorsi dei lavoratori delle Smalterie di Bassano dopo la crisi: i dati INPS (1975-1997), tesi di laurea, Università Ca’ Foscari Venezia, Facoltà di Economia, a.a. 2000-2001, rel. G. Favero.\n
La cittĂ  cambia volto
67 Da un incremento migratorio medio annuo negli anni Sessanta dell’8,4 per mille (corrispondente a un’eccedenza degli immigrati sugli immigrati pari a circa 280 persone ogni anno), si passa negli anni Settanta al 4,8 per mille (meno di 180 persone l’anno). La correlazione con l’andamento dell’occupazione alla Smv è evidente se si analizzano i dati anno per anno, che mostrano le punte massime di immigrazione in corrispondenza con le ultime assunzioni da parte dell’azienda, nel 1969 e nel 1973, mentre il flusso si riduce a livelli precedentemente toccati soltanto nell’immediato dopoguerra negli anni dal 1976 a 1979. Il saldo naturale passa dal 9,4 per mille degli anni Sessanta al 4,6 per mille degli anni Settanta. Bagnasco–Trigilia, Società e politica nelle aree di piccola impresa, p. 102, Tabella 3.4.\n
68 La popolazione attiva passava da 12.792 persone nel 1971 (pari al 36,4% della popolazione residente) a 15.795 (41%) nel 1981. Gli attivi nei servizi passavano da 5.469 (42,7% della popolazione attiva) a 7.993 (50,7%): il loro aumento di fatto spiegava quasi da solo la crescita percentuale della popolazione attiva, dal momento che gli attivi nell’industria e nell’agricoltura, sommati, passavano da 7.323 (57,3%) a 7.772 (49,3%) (vedi i Censimenti della popolazione del 1971 e del 1981, dati per Comune, Bassano del Grappa). Un calo in termini assoluti degli addetti alle industrie con sede nel Comune di Bassano si rileva dai dati del Censimento delle attività produttive: questi passavano da 7.834 a 7.316. Appare evidente l’inversione del saldo tra attivi e addetti all’industria: nel 1981 si rileva un flusso netto di 456 residenti nel Comune di Bassano che si recavano a lavorare in altri Comuni. La popolazione dei Comuni del circondario dove più forte era stato lo sviluppo delle attività manifatturiere (Cassola, Romano, Rosà, Marostica, Mussolente e Nove) passava negli stessi anni da 28.048 a 54.642, mentre gli addetti all’industria in quegli stessi Comuni superavano di netto quelli del centro principale, balzando da 7.769 a 12.140 (Bagnasco–Trigilia, Società e politica nelle aree di piccola impresa, p. 100, 104, Tabelle 3.1 e 3.7).\n
69 Confrontando i dati del censimento industriale del 1971 con quelli del 1981, spicca la crescita, in controtendenza rispetto al trend generale, degli addetti al settore del legno e mobilio (che passavano da 547 a 764), della ceramica (“minerali non metalliferi”, da 903 a 1002 addetti) e soprattutto delle “altre attività” (da 769 a 1.260), all’interno delle quali ricadevano molte delle iniziative imprenditoriali a carattere maggiormente innovativo (ivi, p. 104, tabella 3.7). Vale la pena di ricordare a questo proposito il caso di API, azienda produttrice di materiali in plastica fondata a Bassano nel 1956, che negli anni Sessanta sotto la direzione di Sergio Brunetti avviò la produzione sperimentale di polimeri utilizzati per lo stampaggio di scarponi da sci in plastica nel distretto di Montebelluna e negli anni Settanta introdusse le gomme termoplastiche che avrebbero sostituito la gomma vulcanizzata nelle suole per calzature, per trasferirsi nel 1978 a Mussolente. Altro esempio di sviluppo innovativo è l’impresa fondata da Lino Manfrotto negli anni Settanta assieme a Gilberto Battocchio, un tecnico proveniente da un’azienda meccanica bassanese, per produrre attrezzi per la fotografia professionale, che negli anni Ottanta divenne leader mondiale del settore.\n
70 Nel luglio 1976 si tenne a palazzo Bonaguro la rassegna dell’artigianato locale, seguita nell’estate 1977 dalla mostra mercato, ripetuta nell’estate 1979; ancora, nel maggio-giugno 1978 si tenne la rassegna del mobile e a maggio 1979 la mostra del mobile d’arte; nel settembre 1978 la mostra delle opere realizzate nel terzo simposio della ceramica e nel gennaio 1980 la mostra della ceramica contemporanea organizzata dall’Unione dei ceramisti bassanesi. Nello stesso 1980 veniva lanciata una vasta campagna promozionale per i prodotti dell’artigianato bassanese, denominata «Idea Bassano».\n
71 Bassano del Grappa: rapporto e cronache, pp. 16-17.\n
Società e politica in un’area di piccola impresa
72 Bagnasco-Trigilia, SocietĂ  e politica nelle aree di piccola impresa, p. 11.\n
73 Si veda come la “scoperta” dei distretti industriali è ripercorsa da E. Rullani, Oltre il ponte: incontri ravvicinati del terzo tipo, «Economia e Società Regionale», 21 (2003), n. 83-84, pp. 35-45 (citazione a p. 41).\n
74 Una rilettura del lavoro di Bagnasco e Trigilia è proposta da D. Vidale, Il dopo Smalterie, in Berton-Favero-Milani-Vidale, Lo smalto e la ruggine, pp. 151-152.\n
75 Bagnasco-Trigilia, SocietĂ  e politica nelle aree di piccola impresa, pp. 8-9.\n
Tabelle
1 Strappazzon, La popolazione di Bassano del Grappa nel periodo 1871-1971, Appendice, Tabella 5; censimenti Istat 1971 e 1981. Le frazioni di Valrovina e Rubbio furono aggregate nel 1938. I dati sono stati rielaborati sulla base della suddivisione territoriale a scopi statistici valida nel 1951 e nel 1961; dal 1971 in poi i dati per frazione non sono piĂą disponibili.\n
2 Censimenti Istat della popolazione e delle abitazioni. Nel 1981, il dato degli addetti all’agricoltura è incorporato in quello degli addetti all’industria.\n
3 Bagnasco–Trigilia (a cura di), Società e politica nelle aree di piccola impresa, p. 104, Tabella 3.7.\n
4 Strappazzon, La popolazione di Bassano del Grappa nel periodo 1871-1971, Appendice, Tabella 14. I dati sono stati rielaborati per calcolare le percentuali cumulate di coloro che erano in possesso del titolo (il dato relativo alla licenza elementare nell’ultima colonna, ad esempio, comprende anche coloro che hanno proseguito gli studi ottenendo un titolo superiore). Va segnalato tuttavia che il dato relativo al numero di abitanti in possesso della licenza elementare soltanto nel 1971 indica effettivamente chi aveva ultimato la quinta classe elementare: nel 1951 e nel 1961, vennero conteggiati anche coloro che avevano anche soltanto frequentato alcuni anni di scuola.\n